
genere: progressive/thrash/death
pubblicato il 21 aprile 2008 – etichetta: Listenable records
Terzo album per gli olandesi Textures, dediti ora a un egregio miscuglio di progressive, modern thrash e death metal, evoluti da un sound leggermente più diretto, i nostri hanno raffinato le loro armi, smussando la proposta e rendendola gradevolmente più complessa e strutturata brano dopo brano.
Possiamo infatti accorgerci come le tastiere e la voce pulita oggi trovino un ottimo innesto nelle trame arzigogolate (talvolta) delle chitarre che hanno echi di certi Meshuggah sporcati con Fear Factory e Strapping Young Lad.
Rimanendo in casa Strapping Young Lad, la voce pulita del chitarrista/backing vocalist Jochem Jacobs rimanda decisamente al notissimo Devin Townsend in più frangenti, soprattutto quando associata alle parti più rilassate e ragionate del disco, contornate da ottime tastiere, mai troppo sgargianti e soprattutto al loro posto; non si parla infatti di vere e proprie parti soliste quanto di ottimo appoggio alle parti strumentali di chitarra per creare un ulteriore strato di atmosfera.
Il lavoro possiede sia canzoni più incentrate sulla calma e momenti a tratti sognanti alternati a partiture quasi tristi e grigie (ma non per questo meno interessanti) come in “Awake” e “Messengers”.
I nostri sanno anche pestare duro quando serve, tanto per citare altre due canzoni “The Sun’s Architect” e “Laments of an Icarus” si fanno notare per il loro mordente e groove pesantissimo, spezzate solo da alcuni momenti più ragionati dove si fa sentire anche il cantato pulito sopracitato.
E’ proprio forse lo scream/growl quasi metalcore del cantante Eric Kalsbeek il tallone d’achille del gruppo, per quanto sia perfetto per un gruppo del genere e sia quasi sopra la media, il fatto che un gruppo così sperimentale e alla ricerca del nuovo abbia una voce, non me ne vogliate, “sufficiente” è considerabile una pecca.
Parliamo invece della punta di diamante di questo cd, forse sottovalutabile se non si presta attenzione, il notevole batterista Stef Broks regala una prova d’eccezione, senza scomodare velocità esorbitanti ci mostra una tecnica varia e sopraffina, arricchendo il lavoro con accenti, cambi di tempo, riffing stoppati, rallentamenti e colpi di classe degni di batteristi ben più blasonati della scena prog tecnica e ovviamente, quando serve, fa il suo sporco lavoro nelle parti più dirette.
Complessivamente, il lavoro è ottimo, tracce come “To Erase a Lifetime” faranno la gioia di chi è alla ricerca di un lavoro estremamente curato, un po’ fuori dal coro e sicuramente fresco di un songwriting ispirato e dalle potenzialità ancora inedite. Da tenere d’occhio ed ascoltare più volte.
Voto: 7.0
