Baustelle – I Mistici dell’Occidente

Posted by Maffo on Monday Mar 29, 2010 Under Recensioni Bookmark and Share

I Mistici dell'Occidente
Titolo: I Mistici dell’Occidente

Autore: Baustelle

Genere: Rock

Influenze: The Rokes, De André, Battiato, Morricone, Rustichelli, ecc..

Etichetta: Warner Music

Data di uscita: 26/03/2010

Fast food: Un disco fuori dal tempo, ricco di atmosfere surreali e allo stesso tempo familiari. Oppure: cinque dischi e non sentirli: I Baustelle non deludono (quasi) mai.

Slow Food: Due anni fa ci avevano lasciato così, fra i topi neri e i fiori, storditi da un capolavoro come Amen, quasi come fosse l’ultimo disco del mondo. Pericolo scampato.
C’è un amore che non muore mai, più lontano degli dei, canta un ispiratissimo Bianconi, letteralmente in stato di grazia da un po’ di tempo a questa parte. Deve essere davvero così, se dopo dieci anni e cinque dischi all’attivo il gruppo di Montepulciano ha ancora voglia di rischiare e mettersi in gioco con scelte evolutive che potrebbero far storcere il naso persino a qualche fan della prima ora. I Mistici dell’Occidente riesce a riprendere il filo di un discorso in realtà mai abbandonato veramente, nel quale sperimentazione e tradizione convivono miracolosamente. Rispetto all’album precedente si presenta come un lavoro più squisitamente rock, in cui le chitarre di Brasini & Co. hanno quasi sempre in mano la situazione. La coproduzione è stata curata da un famoso ingegnere del suono quale Pat McCarthy. Le influenze spaghetti western, appena accennate in Amen, hanno ormai preso il sopravvento e sono facilmente riconoscibili negli arrangiamenti maestosi per gli archi a la Morricone, nei rintocchi di campane o nell’incedere delle trombe che fanno capolino qua e là nei vari pezzi, a partire dal singolo di lancio: Gli Spietati.
Si parte con una traccia strumentale, anzi no: L’indaco è un pezzo delicato che inizia con dei lunghi accordi d’organo e si popola pian piano di altri suoni fino all’arrivo, tutt’altro che immediato, delle voci di Francesco e Rachele. È un piacevole inno al depensamento quello che ci introduce in questo mondo di mistici e di spietati. Dopodiché arriva San Francesco, forse uno dei pezzi più difficili dell’album, non solo per il testo ricco di passaggi criptici ai quali siamo ormai abituati, ma soprattutto per la sua costruzione e per il modo in cui viene cantata. La terza traccia è quella che dà il nome al disco, un altro pezzo non troppo immediato che inizia con un giro armonico da ballata popolare in cui riecheggia la migliore tradizione cantautorale italiana ed esplode in un ritornello catartico dove ci viene suggerito che ci salveremo disprezzando la realtà e questo mucchio di coglioni sparirà. Le Rane è un pezzo piuttosto orecchiabile e non tarda molto ad imprimersi nella memoria dell’ascoltatore. Sicuramente fra i più cantabili in assoluto, attraverso questo brano il Bianconi ci regala brandelli dei suoi ricordi d’infanzia, portandoci a riflettere sul tempo che fugge e ciò che rimane. Follonica esprime tutta la noia e la pesantezza di una opprimente vacanza da spiaggia, sfondo di una relazione fallimentare.
Le intenzioni rock’n'roll si sentono fin dalle prime battute de La canzone della Rivoluzione, violenta e diretta, nel tentativo di risvegliare qualche coscienza assopita, abbandonata dall’Amore da troppi millenni. Si torna poi a navigare in acque più tranquille come quelle di Groupies, ma solo per poco, fino all’arrivo de La bambolina, energica e suggestiva preghiera cantata in prevalenza da Rachele. Nel mero esercizio di stile di voler trovare un parallelo con Amen, questo pezzo si avvicina molto nelle tematiche a Dark Room, brano scritto e cantato interamente dalla stessa Rachele Bastreghi. Il sottoscritto è l’attimo più intimista dell’album, una ballata a tratti romantica e una sincera dichiarazione d’amore. Si avvicina la fine del disco e incontriamo L’estate enigmistica, altro pezzo estremamente orecchiabile, subito accostato a Le vacanze dell’Ottantatré (da Sussidiario illustrato della giovinezza, 2000) un po’ per assonanza, un po’ per l’ambientazione vacanziera. Infine chiudiamo con L’ultima notte felice del mondo, cullati e accompagnati gentilmente all’uscita dalla voce di Rachele che si fa strada tra ripetuti arpeggi e strombazzate a tono.

Sarebbe per me inutile esprimere un giudizio di valore su questo album. Ogni parere è soggettivo, non vi resta che ascoltarlo per intero. Forse vi entusiasmerà, forse ne rimarrete delusi, di sicuro non potrete negare il fatto che i Baustelle siano cresciuti molto negli ultimi anni, che siano invecchiati, se volete. Sarete costretti ad ammettere che siano diventati una delle più solide realtà del panorama musicale alternativo (?) italiano.

Tracklist

1. L’indaco
2. San Francesco
3. I mistici dell’Occidente
4. Le rane
5. Gli spietati
6. Follonica
7. La canzone della Rivoluzione
8. Groupies
9. La bambolina
10. Il sottoscritto
11. L’estate enigmistica
12. L’ultima notte felice del mondo

http://www.baustelle.it
http://www.bauaffair.it

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