E sì che sono perennemente in ritardo sulla serrata tabella di marcia dei live report, dettata da quel despota dell’amico Maffo.
Ma me ne sbatto altamente, quindi eccomi qua a quindici giorni di distanza dal live, che fu in quel di Milano, Alcatraz.
Si entra, appena in tempo per vedere l’ultima canzone del gruppo spalla, The Autumn e il relativo saluto al ristretto pubblico presente. 5 minuti di applausi, inchini e ripresa da parte di un tizio on-stage ed ecco pronti tutti per il cambio strumentazione.
Si fa a tempo a bere una birretta ricostituente, senza venire abbattuti da nessuno, tanto è poca la gente.
Dopo una ventina di minuti d’attesa, eccoli…l’eccitazione dei presenti è chiaramente alle stelle, mi guardo attorno e rimango, come dire….oddio, non mi viene nessun termine che descriva il mio stupore nel vedere metallari rudi convintissimi e l’italiano medio in giacca a cravatta, appena uscito dall’ufficio avere la stessa, identica espressione emozionata dipinta sul viso.
Si parte, dunque…da ignorante, non sapendo com’erano i The Gathering prima e durante Anneke, a me nel complesso piacciono, li trovo piacevoli e l’energia è molta.
Certo, li apprezzo molto di più nelle vecchie canzoni, belle cazzute, piuttosto che in alcune canzoni lente e decisamente troppo per me, nella totale assenza di divanetti…
Scatto le mie foto, maledicendo il troppo fumo e la mancanza di un obiettivo abbastanza luminoso. Tre pezzi e fuori dai piedi, mi aggiro ai lati del palco e osservo il tutto da una prospettiva diversa.
Il pubblico è suddiviso in 3 fette:
1. i die-hard fans del tutto in estasi ed in procinto di avere orgasmi multipli, che si scatenano in un sing-along che dura per tutto il concerto, bis inclusi; ed headbang violenta.
2. i die-hard fans che seguono con espressioni altalenanti fra il perplesso (durante i pezzi in cui originariamente cantava Anneke, anche se comunque i pezzi vecchi hanno un certo fascino e la faccia perplessa ce l’hanno mentre saltellano e agitano il testino) e il divertito, visto che comunque, il concerto è, di fatto, bello.
3. Gente che sente la musica come se fosse in un piano-bar ed altri che, dei Gathering, di quanto fossero immensi con Anneke e compagnia briscola, non frega una cazzo proprio.
Osservo per un po’ divertita questo miscuglio strano, continuando a sentire bella musica e una bella atmosfera sulla mia pelle.

Ce la mettono proprio tutta questi The Gathering e se prima ero un’ascoltatrice occasionale, ora non è che dico che hanno una fan in più, ma sicuramente ho rivalutato la band come ottima.
Ottima grinta, ottimo atteggiamento, ottima tecnica, ottimi.
Mi sono piaciuti, anche la nuova cantante, se la cava, nonostante come ho discusso con uno dei die-hard fan (secondo punto), rende decisamente di più nei pezzi che sono stati scritti per lei.
Ha pagato un po’ l’emozione iniziale ma si è rifatta durante il corso del concerto, sciogliendosi e dando libero sfogo al suo indiscutibile talento.
Peccato non averli mai visti con Anneke, ma lo dico solo perchè alcune canzoni che ho ascoltato al concerto, le cantava lei ed i brividi purtroppo, non mi sono venuti.
Pazienza, continuerò a sentire le canzoni in cui cantava Anneke su CD.
Tornando a noi, osservo l’ultima parte del concerto da dietro tutto il pubblico, come piace a me e nonostante la gente sia poca, è proprio un bel concerto.
Sapete, quando la band sul palco ci mette del suo ma anche il pubblico non è da meno, io l’adoro.

Quelli sul palco e quelli sotto, nonostante la distanza, si completano ed è proprio così che deve essere, solo che la maggior parte della gente se lo dimentica.
Finisce tutto e volti sorridenti si aggirano per l’alcatraz, i commenti (prevedibili) sulla mancanza di Anneke e le differenze della band senza di lei, sulla nuova cantante e sul poco pubblico presente si sentono in giro per il locale.
Tuttavia, la maggior parte di questi commenti fa spazio a “hello” o ” Hi” quando le due band protagoniste della serata escono direttamente dove prima c’erano i fans a scambiare due parole e fare foto ed autografi, con l’evidentissimo e mal celato disappunto degli addetti alla sicurezza, che non vedevano l’ora di andarsene finalmente a casa.
Dopo qualche parola, salutiamo e si va via dal locale, il freddo umido di Milano torna prepotente nelle ossicine di due ossolani come noi e mentre ci si gela il sangue a notare un’auto nel parcheggio con i vetri frantumati (due o tre macchina prima della nostra), chiacchieriamo della piacevole serata.
Pericolo comunque scampato, niente vetri rotti, evviva evviva, si sale in macchina e si torna a casa, sono le 23 e poco dopo. Fa quasi specie essere già in viaggio a quest’ora dopo un concerto.
Ci faremo l’abitudine, prima o poi.

